Intimazione di Pagamento

Tutto ciò che devi sapere su: Intimazione di Pagamento

Che cos’è l’Intimazione di Pagamento?

L’intimazione di pagamento è un ultimatum che Agenzia Entrate Riscossione da al contribuente che non ha pagato una (o più) cartelle esattoriali.

È necessario che la cartella non pagata sia stata notificata da più di un anno senza che il contribuente abbia provveduto a pagare; questo accade perché la cartella esattoriale perde efficacia dopo un anno e quindi AdER, per poter effettuare un pignoramento, ha bisogno di notificare un nuovo atto che faccia riferimento alla cartella scaduta (l’intimazione di pagamento per l’appunto).

Dopo il quinto giorno dalla notifica dell’intimazione di Pagamento AdER, in caso di mancato pagamento, può procedere al recupero del credito tramite pignoramento o attivare procedure cautelari (fermo amministrativo sul veicolo o ipoteca sull’immobile); tuttavia l’efficacia dell’intimazione di pagamento dura un anno il che vuol dire che se entro l’anno non viene avviato nè un pignoramento nè un’azione cautelare, sarà necessaria una nuova intimazione di pagamento.

N.B.: l’intimazione di pagamento non sempre si riferisce ad una sola cartella esattoriale, anzi, capita spesso che faccia riferimento a più cartelle.

L’intimazione di pagamento, anche se sembra in tutto e per tutto simile alla cartella esattoriale, è molto più insidiosa di quest’ultima: la cartella, infatti, concede 60 giorni di tempo per il pagamento, mentre l’intimazione concede SOLTANTO 5 GIORNI (in particolare dopo la ripresa della riscossione post Covid, non sono stati rari i casi di pignoramenti presso terzi azionati subito dopo il quinto giorno); questo lascia pochissimo tempo per verificare la sua regolarità e per preparare un buon ricorso; è per questo che quando si riceve un’intimazione di pagamento è fondamentale rivolgersi ad un professionista specializzato senza perdere nemmeno un’ora di tempo.

Quando si prescrive l’ingiunzione fiscale di pagamento

L’intimazione, proprio come la cartella, è un documento con cui si fa valere un credito già esistente e, pertanto, non ha un autonomo termine di prescrizione, ma segue il termine di prescrizione del credito cui si riferisce. Ad esempio, se con l’intimazione di pagamento viene ordinato il pagamento di un credito erariale, il termine di prescrizione sarà decennale; se invece viene richiesto il pagamento di una multa per violazione al Codice della Strada, allora si prescriverà in 5 anni.

Come difendersi dall’intimazione di pagamento

Visti i tempi strettissimi, è sconsigliabile applicare i rimedi previsti per gli altri atti di riscossione (come nel caso della cartella esattoriale o dell’ingiunzione fiscale): se, ad esempio si procedesse con un’istanza per autotutela, anche se fondata, si correrebbe il serio rischio di subire un pignoramento prima ancora che l’istanza venga esaminata dall’Amministrazione competente.

La scelta più opportuna da fare, come prima cosa, è presentare un’istanza di sospensione ex l. 228/2012: in tal modo è possibile sospendere immediatamente l’intimazione e guadagnare, così, il tempo necessario per preparare un buon ricorso e per verificare se la cartella di pagamento su cui l’intimazione si fonda sia stata notificata correttamente.

Con la presentazione del ricorso è opportuno chiedere anche la sospensione giudiziale: così, anche nel caso in cui l’Amministrazione revocasse la sospensione legale, ci sarebbe sempre la sospensione ordinata dal Giudice a proteggerci dall’esecuzione forzata per tutta la durata della causa.

Autorità e termini per presentare ricorso

Dobbiamo distinguere a seconda della natura del credito ed a seconda del vizio che intendiamo far valere:

  • quando si tratta di crediti tributari e se ne vuole contestare il merito, l’opposizione va proposta dinnanzi alla Commissione Tributaria Provinciale competente per territorio entro 60 giorni;
  • quando si tratta di crediti non tributari e si vuole far valere l’estinzione del debito per cause sopravvenute (es. prescrizione, intervenuto pagamento ecc.), l’opposizione va proposta ai sensi dell’art. 615 c.p.c. dinnanzi al Giudice Ordinario competente per materia (Giudice di Pace o Tribunale Ordinario o al Giudice del Lavoro) del luogo dove risiede il ricorrente, e non vi sono termini da rispettare;
  • quando si vogliono contestare vizi formali dell’atto (es. mancata sottoscrizione), a prescindere dalla natura del credito, l’opposizione va proposta ai sensi dell’art. 617 c.p.c. entro 20 giorni dalla notifica al Tribunale in funzione di Giudice dell’Esecuzione.

N.B.: la contestazione nel merito sarà possibile soltanto se riteniamo che la precedente cartella di pagamento non sia stata notificata e, pertanto, ne abbiamo avuto conoscenza soltanto a seguito dell’intimazione di pagamento.

Quali vizi far valere per presentare ricorso

I vizi da far valere si dividono in vizi nel merito della pretesa e vizi formali. A titolo esemplificativo possiamo elencare i seguenti:

  1. omessa o irregolare notifica della cartella;
  2. intervenuta prescrizione del credito;
  3. decadenza del Concessionario e/o dell’Ente;
  4. omessa o insufficiente motivazione dell’atto;
  5. mancata specificazione degli importi richiesti;
  6. intimazione emessa prima dello scadere del dodicesimo mese dalla notifica della cartella di pagamento;
  7. mancata conformità dell’intimazione di pagamento al modello approvato dal M.E.F. Dipartimento delle Finanze.

Sono l’Avvocato Marco Piccolo e lavoro per aiutare le persone a estinguere le pendenze con l’Agenzia delle Entrate ed Equitalia.

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Dal 2006 sono un Avvocato esperto in Diritto Tributario ed Esattoriale a Napoli e in tutta Italia

Lo Studio dell’Avvocato Marco Piccolo offre i suoi servizi legali contro ogni atto di riscossione coattiva. Come cartelle esattoriali, fermo amministrativo, iscrizione di ipoteca, pignoramento, intimazione di pagamento, ingiunzione fiscale di pagamento. Rientri in uno di questi casi?